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MY MISSION: DESTROY GILEAD THROUGH KINDNESS AND SISTERHOOD

 IL RACCONTO DELL’ANCELLA


“Guardo in basso, sul marciapiede, attratta dai piedi delle donne. Una indossa sandali aperti in punta, ha le unghie dipinte di rosso. Ricordo l’odore dello smalto, che si arricciava quando ci si dava la seconda mano troppo presto, la pressione del collant liscio aderente sulla pelle, la sensazione delle dita dei piedi spinte verso l’apertura dei sandali da tutto il peso del corpo. La donna con le unghie smaltate si appoggia prima su un piede poi sull’altro. Vorrei mettere quei sandali, me li sento addosso. L’odore dello smalto delle unghie mi ha dato una nuova sensazione di avidità.”

(cit. con 1 modifica)


Durante tutta la lettura del libro mi son sentita come se stessi giocando al gioco “maschi contro femmine” con i miei compagnetti delle elementari. In pratica ci si divideva in due squadre una di soli bambini e una di sole bambine e ci si rincorreva per il cortile della scuola durante la ricreazione.

Da piccola ero un maschiaccio, pensavo che un maschio potesse fare molte più cose. Poi un giorno mia madre mi ha detto, solo noi teniamo i bambini nella pancia.


Nella società gileadiana immaginata da Atwood la donna si riduce a contenitore. Un contenitore di bambini, vestito di rosso dalla testa ai piedi.

Tutto il resto le è precluso, diviene prerogativa esclusiva dell’uomo: non può più leggere, pensare, lavorare, persino parlare.

Amore, seduzione e cura sono invece del tutto aboliti, per entrambi i sessi.


Appena ho finito il libro, ho voluto mettermi lo smalto rosso, ai piedi.

Nonostante il lockdown.







I TESTAMENTI























“Camminavo alle sue spalle sul prato; pareva spugnoso, come se da un momento all’altro potesse cedere sotto al mio piede. Il mondo non era più né solido né affidabile, era poroso e ingannevole. Qualsiasi cosa avrebbe potuto sparire in un attimo. Allo stesso tempo vedevo tutto con grande chiarezza. Era come in uno di quei dipinti surrealisti che avevamo studiato a scuola l’anno prima. Orologi squagliati nel deserto, solidi ma irreali.”

(cit. con 1 modifica)


Questo libro è il seguito del fortunato romanzo distopico “Il discorso dell’ancella” della meravigliosa Margaret Atwood. Nei ringraziamenti, l’autrice ci racconta come ci abbia messo trentacinque anni a scriverlo, sollecitata dai suoi lettori che reclamavano di sapere come avesse avuto luogo il crollo di Gilead.


Per chi non lo sapesse, Gilead è una società in un futuro non troppo lontano in cui la peggiore delle dittature viene messa in atto: quella di genere. Si tratta, come scritto sopra, della rappresentazione totale di tutti i pregiudizi e gli stereotipi relativi al motto “maschi contro femmine”.


La cosa più triste, forse, è che la Atwood nel suo romanzo non riporta nulla che non sia realmente accaduto nella storia dell’umanità.


Ne consegue dunque una sola missione, che faccio anche mia: distruggere Gilead ora e per sempre. 

Come?

Attraverso la gentilezza, l’educazione e la sorellanza.


Ho solo da aggiungere che l’intera dilogia atwoodiana è scritta in maniera stupenda, e ogni singola lettera prende vita come un brulicare di formiche sulla carta.


Commenti

  1. Sempre ottime le tue recensioni, li dovrò recuperare questi libri

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