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Paesaggio per amare di Helen Wolff



Con questo romanzo autobiografico inedito Helen Wolff ci dona non solo la possibilità di conoscere i primi anni di una delle più importanti coppie nel mondo dell’editoria, lei e il futuro marito Kurt Wolff, con cui fonderà a New York la Pantheon Books, ma anche un’analisi raffinata della condizione femminile nella Germania degli anni ’30 del secolo scorso. 

Helen riesce a farsi valere proprio grazie all’ abilità sul lavoro, le sue doti come redattrice, traduttrice e alle sue capacità organizzative. Questo renderanno possibile la sua emancipazione dal punto di vista economico, mettendola altresì nelle condizioni di aiutare la sua famiglia d’origine, caduta in disgrazia dopo l’abbandono da parte del padre. 


Anche grazie all’accurata postfazione di Marion Detjen, curatrice della presente edizione, nonché pronipote di Helen, veniamo a conoscenza di numerose informazioni sulla vita privata dell’autrice. Detjen illustra come Paesaggio per amare, la cui pubblicazione inizialmente non era neanche minimamente contemplata, facesse appunto parte di un lascito privato di Helen Wolff, contenente le prove della carriera letteraria da lei tentata da giovane, su cui vi era scritto si suo pugno: “At my death burn or throw way unread!” [Alla mia ore, bruciate o buttate via senza leggere.] 

Per fortuna nostra Detjen legge e pubblica, spiegandoci oltretutto i motivi che l’hanno spinta a farlo nonostante l’esplicito divieto, questo splendido romanzo che almeno per quanto mi riguarda è stata una lettura molto importante.


Helen infatti non è la tipica protagonista femminile, ma è piuttosto “una giovane donna androgina” che proprio grazie alla sua indipendenza non solo economica, ma anche emotiva potrà permettersi di “amare un uomo molto più anziano.” Continua Detjen, descrivendo in generale la sua produzione letteraria:


Le trame non sono per nulla convenzionali, con situazioni di menare a trois, poligamia, poliamole e forse anche querness; a dare il tono alla fine è sempre l’essere femminile androgino, non l’uomo.

Che dire? Da queste parole della curatrice e soprattutto dalla lettura del romanzo che presenta una scrittura fluida e carica di metafore visive davvero calzanti, mi è sicuramente venuta voglia di leggere anche le altre opere dell’autrice. Questo romanzo è un inno all’amore, ve ne lascio un piccolo passaggio: 


Il paesaggio, ha detto una volta una donna - una persona di grande fascino -, altro non è che uno sfondo per amare. In questo momento, in cui teniamo lo stesso passo, sfondo e primo piano diventano una cosa sola, il golfo e il tuo volto, il calore del sole e il sentimento d’amore confluiscono in un allegria del tutto disinvolta, leggera e sospesa e inebriante, e per una manciata di secondi la vita è perfetta e l’uomo è redento. Tu sei più di un amante, sei il grande mago, fai avverare i sogni. […] Ti amo come si può amare u uccello o un animale che è bello, forte e libero. In questo istante ti amo senza riserve, svincolata dal mio proprio destino, che accanto a te è nobilitato e al tempo stesso minacciato - ti amo così come sei.

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