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I sussurri delle scogliere, intervista alle autrici Marga Biazzi (Balckbanshee) e Debora Mayfair

Quest'anno al Bookpride di Milano ho avuto il piacere di incontrare e conoscere due bravissime autrici e artiste, Marga Biazzi (Balckbanshee) e Debora Mayfair, che hanno presentato il loro fumetto per ragazze e ragazzi, ma davvero piacevole anche per adulti. Di seguito potete leggere l'intervista che ho fatto loro dopo aver letto I sussurri delle scogliere (Rebelle, 2025).





1. Come è nata questa storia, c’è un nucleo autobiografico che emerge evidentemente nella scelta dell’ambientazione, ma c’è anche qualcosa di più? 

- D - L’idea della storia è nata quando io e Marga abbiamo parlato per la prima volta di una collaborazione: a lei avrebbe fatto piacere disegnare una storia folk, con protagoniste delle streghe e che portasse un messaggio profondo, una sorta di morale; mentre a me sarebbe piaciuto raccontare parte della storia della mia famiglia: i miei nonni paterni sono entrambi esuli istriani e mia nonna in particolare è nata e vissuta sull’isola in cui è ambientata la graphic
novel. All’epoca era già ultranovantenne ma si ricordava fatti e aneddoti di quando ne aveva quindici come se la separassero solo un soffio di giorni da quei tempi… e quindi l’ho lasciata parlare di ciò che le stava a cuore, prendendo appunti, e dalle sue parole sono emersi alcuni dolorosi ricordi legati alla guerra (i fatti raccontati da uno dei personaggi sono tutti realmente accaduti a vari membri della famiglia), ma mi ha raccontato anche situazioni più allegre, come aneddoti su vari santi e note folcloristiche legate alla sua terra.

M - Questa storia nasce grazie all'intraprendenza di Debora: è stata lei a contattarmi per proporre una collaborazione.
Abbiamo deciso la storia insieme, io avrei voluto raccontare di streghe, lei ha costruito l'ambientazione basandosi sulla sua esperienza personale e sui racconti della sua famiglia.
Abbiamo immaginato insieme le scene, i personaggi, un bel lavoro di sinergia.

2. Cosa significa essere “succubi” o “anime perdute”? 

D - Se devo rispondere senza fare spoiler, per non rovinare la lettura a nessuno… direi che significa trovarsi nel contesto sbagliato, dovendosi far carico delle conseguenze e fare affidamento all’energia altrui per sopravvivere.
Non lo vedo come una situazione definitiva ma più come una condizione di passaggio che necessita lo sforzo ad agire per prendere in mano il proprio destino e decidere della propria vita, senza lasciarsi sopraffare dalle emozioni.

M - Per me il Succube è da intendere nel modo più folkloristico del termine: una creatura parassita che deve nutrirsi dell'energia altrui per sopravvivere. Ma in fondo non è colpa loro se devono vivere così, ci sono nati...o ci sono diventati!

3. Chi sono le streghe oggi?

D - Sono ragazze come Artemisia, che hanno uno stretto legame con la terra che abitano e che conoscono a fondo, così a fondo da saper usare i suoi frutti per curare… ma sono anche come Rebecca: rispettano ogni creatura senza fare preferenze e sono pronte a tutto pur di proteggere chi amano, hanno gli occhi ben aperti su una natura ricca di segreti e di creature pronta a rivelarti le risposte a ogni tua domanda… a patto che tu ponga quelle giuste!

M - Sono le donne libere, legate alla natura anche tra il cemento e la frenesia di una città, coloro che sanno amare la vita in tutte le sue forme, che sanno stupirsi davanti la meraviglia di ogni cambio di stagione, che sanno "sentire", "vedere", "toccare", "annusare", che vedono la bellezza in ogni cosa che le circonda, e che questa bellezza desiderano proteggere.


4, Amare significa lasciare andare?

D - Significa essere sinceri con se stessi e non lasciarsi condizionare dalla cacofonia del mondo circostante… A volte amare può significare lasciare andare, mentre altre restare: siamo tutti diversi l’uno dall’altro e in questo tipo di cose non esiste regola. L’importante è ricordare di amarsi e di avere rispetto tanto per gli altri e per il loro dolore quanto per il proprio.

M - Se necessario sì. Ma amare significa soprattutto rispettare e volere la felicità dell'altra persona, quindi lasciare andare se necessario, ma rimanere se è quello che l'altro vuole.

5. Quale è il vostro personaggio preferito e perché ?

D - Io li amo un po’ tutti perché in ognuno di loro ho seminato una piccola parte di me, per entrare più in sintonia col personaggio in fase di studio… ammetto che forse ammiro di più Artemisia, perché ci vuole coraggio a perseguire il bene ad ogni costo, sapendo che le conseguenze potrebbero ritorcertisi contro.

M - Direi Rebecca, per il suo cinismo. Lei è più come me, esattamente come Artemisia è più come Debora: io, come la rossa del nostro racconto, sono disincantata sulla gente, non mi stupisco più dei livelli di bassezza umana che può raggiungere. Però rimango genuinamente sorpresa e apprezzo quando le persone mi contraddicono, facendo qualcosa di civile, altruista... o anche solo, educato.




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